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    Quanto guadagna un avvocato in Italia: i numeri veri

    Scritto da Alessio D'Aleo Revisionato da Avv. Claudio Luperto Luglio 2026 10 min

    Punti chiave dell'articolo

    • Reddito medio 2024: 51.912 euro lordi l'anno, secondo il Rapporto Cassa Forense-Censis 2026.
    • Il 61,7% degli avvocati dichiara meno di 35.000 euro: la mediana sta molto sotto la media.
    • A Milano il reddito medio è 93.604 euro, a Potenza 29.941. Uomini 67.959, donne 33.829.
    • Il volume d'affari della categoria è 16 miliardi, il reddito IRPEF 11,2: il netto è un'altra cosa.

    Un avvocato italiano ha dichiarato in media 51.912 euro di reddito professionale lordo nel 2024, secondo il Rapporto sull'Avvocatura 2026 di Cassa Forense e Censis, presentato il 29 aprile 2026. È un dato reale, ma da solo dice poco: nello stesso anno il 61,7% degli iscritti ha dichiarato meno di 35.000 euro. La media descrive la categoria, non l'avvocato tipo.

    Qui trovi i numeri come stanno: la media e la distribuzione sotto la media, i divari fra nord e sud e fra uomini e donne, l'andamento per età e cosa resta in tasca al netto di costi, contributi e imposte.

    Il reddito medio dichiarato

    Il dato di riferimento è il reddito professionale IRPEF dichiarato alla Cassa Forense con il Modello 5. Per il 2024 il monte redditi della categoria ha superato gli 11,2 miliardi di euro, in crescita del 7,1% sul 2023, e il volume d'affari i 16 miliardi, con un aumento del 5,7%. Diviso per il numero di iscritti, il reddito medio si attesta a 51.912 euro, +8,9% sull'anno precedente.

    È il valore più alto dell'ultimo decennio, ma va letto insieme a un secondo movimento: gli iscritti alla Cassa nel 2025 sono 228.641, di cui 211.464 attivi e 17.177 pensionati, con un calo di circa 2.800 unità in un anno. Parte della crescita del reddito medio dipende dal fatto che il monte redditi viene diviso fra meno professionisti.

    Anno dei redditiReddito medio dichiaratoVariazione sull'anno precedenteMonte redditi IRPEF
    202347.678 euro+6,8%10,49 miliardi di euro
    202451.912 euro+8,9%11,24 miliardi di euro

    Fonte: Rapporto sull'Avvocatura 2025 e 2026, Cassa Forense e Censis. I redditi di un anno si dichiarano con il Modello 5 dell'anno dopo, quindi a metà 2026 il dato più recente resta quello del 2024.

    Perché la media inganna

    In una professione con redditi distribuiti in modo così asimmetrico, la media aritmetica è la statistica meno utile che esista. Bastano poche migliaia di studi con fatturati molto alti per spostare il valore medio decine di migliaia di euro sopra il reddito della maggioranza. Il Rapporto 2026 parla infatti di struttura piramidale.

    Fascia di reddito professionale (2024)Quota di avvocati
    Fino a 35.000 euro61,7%
    Da 35.000 a 58.400 euro17,2%
    Da 58.400 a 121.900 euro13,1%
    Oltre 121.900 euro7,9%

    Il dato è stato ripreso dall'ANSA il 29 aprile 2026, alla presentazione del Rapporto. La conseguenza aritmetica è semplice: se il 61,7% degli avvocati sta sotto i 35.000 euro, il reddito mediano, quello dell'avvocato che divide a metà la categoria, cade dentro la prima fascia. Sta quindi oltre 17.000 euro sotto la media che finisce nei titoli dei giornali.

    L'altro lato della piramide è altrettanto netto. La fascia sopra i 121.900 euro raccoglie il 7,9% degli iscritti ma concentra circa la metà del monte redditi della professione, 5,4 miliardi sugli 11,2 complessivi, con un reddito medio di fascia di 313.758 euro. Nella fascia più bassa il reddito medio è di 14.470 euro.

    Come leggere i propri numeri

    Confrontarsi con i 51.912 euro di media serve a poco. Il paragone utile è con la propria fascia: chi dichiara 40.000 euro non è sotto la media della professione, è sopra la mediana. E chi punta a superare i 121.900 euro non insegue un valore medio, punta a entrare in un 8% di categoria.

    Il divario geografico

    La variabile che spiega più di ogni altra il reddito è il luogo in cui si esercita. Secondo il Rapporto Cassa Forense-Censis 2026, il reddito medio annuo di un avvocato a Milano è di 93.604 euro, contro i 29.941 euro di Potenza: oltre 63.000 euro l'anno a parità di titolo e di codice deontologico.

    RiferimentoReddito medio annuo (redditi 2024)
    Milano93.604 euro
    Media nazionale51.912 euro
    Potenza29.941 euro

    Il quadro regionale conferma la direzione: la Lombardia è la regione con il reddito professionale più alto, seguita dal Lazio. Già il Rapporto 2025, sui redditi 2023, registrava le regioni del nord sopra la media nazionale e quelle del centro-sud sotto, con la sola eccezione del Lazio.

    Le ragioni sono strutturali. Al nord si concentra la domanda che paga di più, quella delle imprese: societario, contrattualistica, lavoro, crisi d'impresa, contenzioso commerciale. Al sud pesa di più la clientela privata, con pratiche di valore unitario inferiore, tempi di incasso lunghi e una quota rilevante di gratuito patrocinio.

    Il divario di genere

    È il divario più ampio della rilevazione. Sui redditi 2024 il Rapporto Cassa Forense-Censis 2026 registra 67.959 euro di reddito medio per gli uomini e 33.829 euro per le donne, che dichiarano quindi meno della metà dei colleghi. Non è un dato episodico: sui redditi 2023 il rapporto era circa 62.000 contro circa 31.000.

    GenereReddito medio 2024Rapporto sul reddito maschile
    Uomini67.959 euro100%
    Donne33.829 euro49,8%

    Il divario non si attenua dove il mercato è più ricco, anzi. Secondo l'elaborazione pubblicata da Il Giorno il 15 giugno 2026 sugli stessi dati, a Milano le avvocate dichiarano in media il 40,9% del reddito dei colleghi uomini, pur essendo il 51,9% degli iscritti del foro. I distretti più equilibrati risultano Reggio Calabria e Cagliari, dove il divario si ferma intorno ai 40 punti percentuali.

    Età e anzianità di iscrizione

    Il reddito di un avvocato cresce lentamente e parte molto basso. I dati per fascia di età più recenti e disaggregati sono quelli del Rapporto sull'Avvocatura 2025, riferiti ai redditi 2023.

    Fascia di etàReddito medio annuo (redditi 2023)Equivalente mensile lordo su 12 mesi
    Fino a 30 anni15.981 eurocirca 1.332 euro
    Da 30 a 34 anni22.364 eurocirca 1.864 euro
    Da 35 a 39 anni31.555 eurocirca 2.630 euro

    Un avvocato supera in media i 30.000 euro solo dopo i 35 anni, cioè di norma dopo dieci anni di iscrizione all'albo. La crescita più forte fra il 2022 e il 2023 si è registrata proprio qui: +11,9% per i 35-39 anni e +11,5% per gli under 30. Il punto di partenza però resta basso in valore assoluto.

    La curva sale con l'anzianità, tocca il massimo nelle fasce centrali della carriera e ridiscende verso l'età della pensione. Un riferimento sul fondo della curva: al 31 dicembre 2025 la Cassa erogava 36.274 trattamenti pensionistici, con un importo medio annuo di 31.519 euro.

    In proprio, collaboratore, associato, dipendente

    I dati della Cassa fotografano il reddito, non il modo in cui viene prodotto. Per capire chi guadagna cosa vanno incrociati con la struttura degli studi rilevata dall'indagine Censis, condotta fra gennaio e febbraio 2026 su oltre 30.000 questionari.

    • Titolare in proprio. È la forma prevalente: il 66,2% degli avvocati esercita in uno studio monopersonale. Il reddito coincide con il margine dello studio, quindi assorbe per intero costi fissi, periodi vuoti e insoluti.
    • Collaboratore di studio. Fattura al dominus e spesso ha un solo committente. Fra gli under 40 il 27,3% lavora in via prevalente come collaboratore e il 15,9% in monocommittenza.
    • Associato o socio. Nella fascia 51-64 anni il 9,4% esercita in uno studio associato o in una società tra avvocati, l'11% è titolare monopersonale con collaboratori. Qui il reddito dipende dalle quote di partecipazione agli utili.
    • Avvocato alle dipendenze. La legge professionale considera l'esercizio incompatibile con il lavoro subordinato, salvo gli avvocati degli enti pubblici, iscritti in un elenco speciale dell'albo.

    Qui sta un limite dei dati. Chi lavora come giurista d'impresa alle dipendenze percepisce uno stipendio da lavoro subordinato, non è iscritto all'albo ordinario e non compare nelle rilevazioni di Cassa Forense. Le cifre di questo articolo descrivono i liberi professionisti iscritti alla Cassa.

    La struttura degli studi si muove per generazioni. Fra gli under 40 la quota di chi lavora in uno studio monopersonale scende al 42,4%, contro il 73,4% della fascia 51-64 anni. I giovani entrano in strutture più collettive, ma con redditi individuali più bassi e forte dipendenza da un unico committente.

    Cosa incide davvero sul reddito

    Incrociando le variabili misurate dal Rapporto, il reddito di uno studio dipende molto meno dalla bravura tecnica e molto più da tre fattori che si possono descrivere in modo oggettivo.

    1. 1.Il tipo di clientela. Un incarico da impresa ha valore unitario più alto, tempi di pagamento più prevedibili e tende a ripetersi. Un incarico da privato è quasi sempre singolo e chiude il rapporto quando finisce la causa. È la ragione principale del divario fra Milano e il resto del Paese, non una differenza di competenza.
    2. 2.La specializzazione. Concentrarsi su poche materie riduce il tempo speso per pratica e alza il valore percepito dell'incarico. Il Rapporto non pubblica il reddito medio per materia: chi cita cifre precise per penalisti o civilisti sta stimando, non riportando un dato.
    3. 3.L'organizzazione dello studio. Chi lavora da solo mette il proprio tempo come unico fattore produttivo, e il tempo ha un tetto. La leva di margine passa da collaboratori, procedure ripetibili e software. Non a caso il 66,2% di studi monopersonali convive con una mediana sotto i 35.000 euro.

    C'è poi una quarta variabile, meno discussa: da dove arrivano i clienti. Il Rapporto 2026 registra il passaparola come strumento di promozione principale per oltre l'85% degli avvocati. È un canale gratuito ma non governabile, e questo si riflette sulla variabilità del reddito da un anno all'altro.

    Dal fatturato al reddito netto

    I 51.912 euro non sono il fatturato e non sono il netto in tasca. Sono il reddito professionale imponibile, cioè quello che resta dopo aver dedotto i costi dello studio e prima di contributi e imposte. La distanza si vede sui dati aggregati 2024: 16 miliardi di volume d'affari contro 11,2 miliardi di reddito IRPEF. In media circa il 70% di quello che gli studi legali fatturano diventa reddito imponibile, il resto se ne va in costi.

    Sul reddito imponibile pesano poi la previdenza forense e la fiscalita. Il meccanismo è stabile negli anni, gli importi si rivalutano ogni anno, quindi conviene conoscere la logica più che memorizzare le cifre.

    VoceBase di calcoloChi la sopporta
    Contributo integrativo 4%volume d'affariaddebitato in fattura al cliente, non riduce il reddito dell'avvocato
    Costi di studiofatturatoavvocato, circa il 30% del volume d'affari in aggregato nel 2024
    Contributo soggettivoreddito professionale nettoavvocato, deducibile dal reddito imponibile
    Contributi minimidovuti a prescindere dal reddito prodottoavvocato, anche in un anno chiuso in perdita
    IRPEF e addizionali, oppure imposta sostitutiva nel forfettarioreddito imponibileavvocato

    Per il 2026 Cassa Forense applica il contributo soggettivo con aliquota del 17% sul reddito professionale fino al tetto di 131.800 euro e del 3% sulla parte eccedente. Il contributo integrativo resta al 4% del volume d'affari e va sempre indicato in fattura. I minimi 2026 sono 2.790 euro per il soggettivo e 355 per l'integrativo. Gli importi si rivalutano ogni anno: il valore aggiornato sta nella sezione contributi di cassaforense.it.

    Sul piano fiscale, il regime ordinario sconta l'IRPEF per scaglioni più le addizionali regionale e comunale, mentre il forfettario applica l'imposta sostitutiva su un imponibile calcolato con il coefficiente di redditività del 78% previsto per le attività professionali. Aliquote e soglie IRPEF cambiano con la legge di bilancio, quindi vanno verificate ogni anno.

    Gli errori che costano davvero

    Due voci fanno danni concreti. La prima è il Modello 5: il Rapporto 2026 registra 12.136 iscritti che non lo hanno presentato, e la comunicazione mancata o tardiva dei redditi espone a sanzioni e interessi. La seconda è confondere fatturato e reddito: valutare la redditività dello studio sul volume d'affari fa sottostimare di circa un terzo il peso dei costi.

    Domande frequenti

    Domande frequenti

    Quanto guadagna un avvocato al mese in Italia?

    Il reddito medio 2024 è di 51.912 euro lordi l'anno, circa 4.326 euro lordi al mese. È però una media: il 61,7% degli avvocati dichiara meno di 35.000 euro l'anno, cioè meno di 2.917 euro lordi al mese. Fonte: Rapporto sull'Avvocatura 2026, Cassa Forense e Censis.

    Qual è lo stipendio di un avvocato appena abilitato?

    Un avvocato non ha uno stipendio, ha un reddito professionale. Sui redditi 2023 gli iscritti fino a 30 anni hanno dichiarato in media 15.981 euro l'anno, circa 1.332 euro lordi al mese, e la fascia 30-34 anni 22.364 euro. Fonte: Rapporto sull'Avvocatura 2025.

    Quanto guadagna un avvocato penalista o civilista?

    Cassa Forense non pubblica il reddito medio disaggregato per materia, quindi non esiste un dato ufficiale per penalisti, civilisti o giuslavoristi. Le cifre che circolano per singola specializzazione sono stime. I dati ufficiali sono disaggregati per età, genere e area geografica.

    Perché il reddito medio degli avvocati sembra alto rispetto alla realtà?

    Perché la distribuzione è piramidale. Il 7,9% che dichiara oltre 121.900 euro concentra circa la metà dell'intero monte redditi della categoria, con 313.758 euro medi di fascia. Questo alza la media molto sopra il reddito della maggioranza, che nella fascia più bassa si ferma a 14.470 euro medi.

    Quanto guadagna un avvocato dipendente di un'azienda?

    Chi lavora come giurista d'impresa alle dipendenze percepisce una retribuzione da lavoro subordinato e non è iscritto all'albo ordinario, perché la legge professionale considera incompatibili le due posizioni salvo gli avvocati degli enti pubblici. Per questo quei redditi non compaiono nelle statistiche di Cassa Forense.

    Quanto è la differenza di reddito fra nord e sud?

    Sui redditi 2024 il reddito medio a Milano è di 93.604 euro contro i 29.941 euro di Potenza. La Lombardia è la regione con il reddito professionale più alto, seguita dal Lazio, mentre le regioni del centro-sud restano sotto la media nazionale con la sola eccezione del Lazio.

    Fonti

    Alessio D'Aleo

    Alessio D'Aleo

    CEO, The Future Law Studio

    Fondatore di The Future Law Studio. Aiuta gli studi legali italiani a costruire un sistema di acquisizione clienti misurabile. Ogni guida cita fonti ufficiali e viene aggiornata quando la normativa cambia.

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