Punti chiave dell'articolo
- ▸I portali per avvocati sono siti di terzi che elencano professionisti e raccolgono richieste: directory, domande e risposte, piattaforme che smistano contatti
- ▸La linea deontologica sta nel modo di pagare: l'art. 37 CDF vieta compensi per la presentazione di un cliente o per l'ottenimento di incarichi
- ▸Il profilo è informazione al pubblico: titolo, studio e Ordine sempre (art. 35, comma 3), niente confronti, promesse o nomi di clienti
- ▸Prima di firmare leggi chi è titolare dei dati della richiesta, a chi viene inoltrata e come esci dal contratto
Cosa sono i portali per avvocati e a cosa servono?
I portali per avvocati sono siti gestiti da terzi che elencano avvocati e raccolgono le richieste di chi cerca assistenza, per mostrarle o inoltrarle ai professionisti iscritti. A uno studio servono a comparire dove una persona cerca un avvocato senza conoscerne ancora il nome. I modelli sono tre, e un portale può combinarli:
- ▸Directory: un elenco di profili con materie, sede e contatti, in cui chi cerca sceglie e scrive direttamente allo studio.
- ▸Domande e risposte: l'utente pubblica un quesito e gli avvocati iscritti rispondono in pubblico, con il proprio nome.
- ▸Piattaforme di richieste: l'utente compila un modulo e il portale inoltra la richiesta a uno o più avvocati.
Attenzione al nome: su Google «portale avvocati» indica anche servizi istituzionali per chi esercita, come l'area riservata di Cassa Forense, i certificati anagrafici o la giustizia amministrativa. Sono strumenti di lavoro, non canali per trovare clienti, e questa pagina non ne parla. L'elenco ufficiale degli iscritti è un'altra cosa ancora: è l'albo, consultabile sul sito del Consiglio nazionale forense con i dati gestiti dai singoli Ordini.
Quando ti serve: i segnali che è ora di pensarci
Ti serve pensarci quando un portale ti propone l'iscrizione, quando trovi il tuo nome in un elenco che non hai mai visto o quando cerchi un canale in più per le richieste. Sono segnali concreti anche questi:
- ▸ricevi un contratto in cui il prezzo cambia in base alle richieste o agli incarichi che arrivano;
- ▸un portale ti contatta senza che tu l'abbia chiesto;
- ▸trovi un profilo con il tuo nome che non hai creato e non puoi modificare;
- ▸un collega ti racconta che riceve richieste da un sito e vuoi capire a quali condizioni;
- ▸il sito dello studio raccoglie poche richieste e vuoi sapere se un portale può aggiungerne.
Se un portale ti contatta senza che tu l'abbia chiesto, prima di rispondere puoi chiedergli da dove ha preso il tuo indirizzo: l'origine dei dati rientra nelle informazioni che hai diritto di ottenere (art. 15 GDPR).
Come si misura: richieste, incarichi, costo per incarico
Un portale si misura dagli incarichi che porta, non dalle visite al profilo. Per saperlo ti servono tre numeri, raccolti da te e non solo dal pannello del portale:
- ▸Richieste ricevute: quante arrivano dal portale in un periodo, divise per materia e per zona.
- ▸Incarichi conferiti: quante di quelle richieste diventano un incarico scritto.
- ▸Costo per incarico: quanto hai pagato al portale nel periodo, diviso per gli incarichi ottenuti; aggiungi il tempo speso a rispondere.
Per avere il primo numero chiedi a ogni nuovo contatto come ha trovato lo studio e annotalo nella scheda del cliente. Prima di iscriverti verifica che il portale ti permetta di esportare le richieste ricevute: se i dati restano solo dentro la piattaforma, non puoi confrontarli con gli altri canali dello studio.
Perché un portale porta richieste, e perché non sempre porta incarichi
Un portale porta richieste perché raccoglie in un unico sito persone che cercano un avvocato e investe per farsi trovare da loro. Il traffico non è tuo: è del portale, che decide in che ordine mostrare i profili e a chi inoltrare ogni richiesta.
Da qui nascono i limiti. Se la stessa richiesta arriva a più avvocati, chi la riceve compete sulla rapidità e sul prezzo prima ancora di aver capito il caso. Se il modulo è generico, arrivano anche richieste fuori dalla tua materia o dalla tua zona. E se smetti di pagare, il canale si chiude, perché la reputazione costruita sul portale resta sul portale. Per questo conviene trattarlo come un canale in affitto da affiancare a quelli di proprietà dello studio, come il sito e la scheda Google, e non come l'unica fonte di clienti.
Cosa aspettarsi e in quanto tempo
Aspettati tempi fissati dal contratto, non dai risultati. Durata minima, rinnovo automatico, preavviso per il recesso e sorte del profilo quando esci sono scritti nelle condizioni del portale: leggili prima di firmare, perché sono le uniche date certe.
Gli incarichi, invece, non hanno date. Nessuno può garantirti un numero di clienti: dipende da quante persone cercano la tua materia nella tua zona, da come il portale ordina i profili e da quanto rapidamente rispondi. Diffida di chi promette un risultato. Vale anche per quello che scrivi tu nel profilo: gli articoli 17 e 35 del codice deontologico chiedono che le informazioni facciano riferimento «alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale». Niente promesse di esito, nemmeno in una risposta pubblica a un quesito.
Errori da evitare, deontologia compresa
Il codice deontologico non nomina i portali: la linea la tracciano l'art. 37 sull'accaparramento di clientela e l'art. 35 sull'informazione. Il comma 2 dell'art. 37 vieta di offrire o corrispondere a colleghi o a terzi «provvigioni o altri compensi quale corrispettivo per la presentazione di un cliente o per l'ottenimento di incarichi professionali». La sanzione prevista è la censura (comma 6).
- ▸Pagare una percentuale sugli incarichi. Una quota dei compensi degli incarichi arrivati dal portale corrisponde alla descrizione del comma 2.
- ▸Pagare per ogni richiesta senza chiedere un parere. Un prezzo per ogni contatto inoltrato si avvicina alla «presentazione di un cliente»; il codice non ne parla in modo espresso, quindi chiedi al tuo Ordine prima di firmare. Un canone per la sola pubblicazione del profilo non è legato a clienti o incarichi, ma resta il comma 1: niente clienti «a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro».
- ▸Lasciare che il portale prometta per te. Per il CNF è illecita l'informazione diffusa anche su siti internet e fondata su prestazioni gratuite o a prezzi simbolici (sentenza n. 75 del 15 aprile 2021). Se il portale ti presenta così, quel messaggio può essere attribuito anche a te: il dovere di corretta informazione vale «quali che siano i mezzi utilizzati» (art. 35, comma 1).
- ▸Un profilo incompleto o comparativo. Titolo professionale, studio e Ordine sempre (art. 35, comma 3); niente informazioni comparative o suggestive (comma 2), niente nomi di clienti, nemmeno con il loro consenso (comma 8).
- ▸Non sapere chi è titolare dei dati. È titolare chi decide finalità e mezzi del trattamento (art. 4, n. 7, GDPR): verifica chi lo è per la richiesta e se il contratto ti nomina responsabile o contitolare (artt. 28 e 26).
Prima di iscriverti a un portale: sette domande
Un contratto con un portale si firma in pochi minuti e si porta dietro per mesi. Prima di firmare, cerca la risposta scritta a queste sette domande nelle condizioni del servizio.
- 1.Come paghi: canone fisso, prezzo per richiesta o percentuale sugli incarichi? (art. 37, comma 2, del codice deontologico)
- 2.Chi contatta chi: il portale risponde a persone che hanno cercato un avvocato, o contatta a nome tuo chi non ha chiesto nulla? (art. 37, comma 1)
- 3.Cosa scrive di te: il profilo riporta titolo, studio e Ordine, senza classifiche, voti o confronti con altri colleghi? (art. 35, commi 2 e 3)
- 4.Cosa promette al pubblico: consulenze gratuite, prezzi simbolici, risultati? Il messaggio del portale può ricadere anche su di te.
- 5.Chi è titolare dei dati della richiesta, cosa dice l'informativa e a quanti avvocati viene inoltrata la stessa richiesta?
- 6.Quanto dura il contratto, come si rinnova, come si recede e cosa succede al profilo quando esci?
- 7.Puoi esportare le richieste ricevute, per contare quante diventano incarichi?
Come si valuta e si usa un portale, passo per passo
- 1.Leggi le condizioni prima del prezzo. Modello di pagamento, durata, rinnovo, recesso e informativa privacy: tutto per iscritto, non solo nella telefonata commerciale.
- 2.Nel dubbio, chiedi al tuo Ordine. I pareri del CNF rispondono ai quesiti dei Consigli dell'Ordine, formulati in termini generali: il canale per un dubbio sul portale è il tuo COA.
- 3.Compila il profilo come una pagina del sito. Titolo, studio, Ordine, materie, sede: informazioni vere, verificabili e senza promesse.
- 4.Rispondi ai quesiti pubblici in modo generale. Spiega la regola, i passaggi, i documenti da preparare; non dare per certo l'esito di un caso che conosci in poche righe.
- 5.Al primo contatto, l'informativa dello studio. La richiesta arrivata dal portale entra nel tuo trattamento: dai la tua informativa al più tardi alla prima comunicazione (art. 14, par. 3, GDPR) e chiedi solo i dati che servono. Una richiesta può contenere dati sulla salute o su reati, che il GDPR tratta a parte (artt. 9 e 10).
- 6.Incarico per iscritto. Dal primo colloquio in poi il rapporto è tra te e il cliente, con il conferimento e il preventivo come per qualsiasi altro incarico.
- 7.Segna la fonte e fai i conti. Annota da dove arriva ogni contatto e, alla scadenza che ti sei dato, confronta il costo per incarico del portale con quello degli altri canali.
A chi rivolgersi
Per un dubbio deontologico su un portale preciso, il riferimento è il tuo Consiglio dell'Ordine, che può anche girare il quesito al CNF. Per i dati personali, le regole e i provvedimenti sono sul sito del Garante privacy. Se invece vuoi lavorare sui canali dello studio, come il sito e la scheda Google, nella pagina marketing per avvocati trovi come lavoriamo noi. Per il quadro completo dei canali leggi come trovare clienti da avvocato; per le regole sull'informazione al pubblico, la guida a pubblicità per avvocati e codice deontologico.
Domande frequenti
Cosa si intende per portale avvocati?
Dipende da chi lo cerca. Per chi esercita, «portale avvocati» indica anche servizi istituzionali, come l'area riservata di Cassa Forense o i certificati anagrafici online. Nel marketing indica i siti di terzi che elencano avvocati e raccolgono richieste di assistenza: directory, siti di domande e risposte e piattaforme che inoltrano i contatti agli iscritti.
Esistono siti ufficiali per trovare avvocati?
Sì: l'albo. Il Consiglio nazionale forense pubblica una ricerca avvocati con i dati gestiti dai singoli Ordini, che restano titolari dell'aggiornamento; gli elenchi completi sono sui siti dei singoli Ordini. I portali privati sono un'altra cosa, con regole decise dal gestore.
L'avvocato può pagare una provvigione a chi gli porta clienti?
No. L'art. 37, comma 2, del codice deontologico vieta di offrire o corrispondere a colleghi o a terzi «provvigioni o altri compensi» per la presentazione di un cliente o per l'ottenimento di incarichi. Vale anche quando chi presenta il cliente è un sito: conta il motivo del pagamento, non la forma di chi lo riceve.
Un avvocato può essere procacciatore d'affari?
Procacciare clienti per un collega in cambio di un compenso urta l'art. 37, comma 2, perché quel compenso il collega non può pagarlo. Se poi l'attività è svolta in modo continuativo, va confrontata con le incompatibilità dell'art. 18 della legge 247/2012, che esclude altre attività di lavoro autonomo continuative e l'impresa commerciale. La valutazione sul caso concreto spetta al tuo Ordine.
Cos'è il divieto di accaparramento di clientela?
È la regola dell'art. 37 del codice deontologico: niente clienti acquisiti tramite agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro, niente provvigioni per un cliente presentato, niente omaggi o vantaggi per ottenere incarichi, niente offerte nei luoghi pubblici o al domicilio, niente prestazioni personalizzate offerte senza richiesta. Per chi prendeva pratiche tramite un procacciatore d'affari, il CDD di Bologna ha deciso la sospensione di due mesi (n. 63/2019).
Rispondere gratis alle domande sui siti di consulenza online è lecito?
Rispondere a una domanda posta da chi cerca informazioni è informazione, purché veritiera e senza promesse di esito (artt. 17 e 35). Il limite è il messaggio commerciale: il CNF ha ritenuto illecita l'informazione online fondata su prestazioni gratuite o a prezzi simbolici (sentenza n. 75/2021). Rispondi spiegando la regola, non vendendo la gratuità.
Su una piattaforma di consulenza legale online, chi è titolare dei dati della richiesta?
Titolare è chi decide perché e come si trattano i dati (art. 4, n. 7, GDPR). Se è il gestore della piattaforma a decidere le regole del modulo e dell'inoltro, per quella parte è lui, e deve dirlo nell'informativa. Quando lo studio usa la richiesta per il proprio lavoro, quel trattamento è dello studio, che dà la propria informativa al più tardi al primo contatto (art. 14).
Come trovare clienti da avvocato senza dipendere dai portali?
Costruendo canali che restano dello studio: un sito con pagine per materia, la scheda Google, contenuti che rispondono alle domande vere dei clienti, la rete di colleghi e professionisti. Un portale può affiancarli, ma il traffico resta suo. Il quadro completo è nella guida su come trovare clienti da avvocato.
Fonti
- Consiglio nazionale forense, Codice deontologico forense aggiornato al 2026 (artt. 17, 35, 37)
- Normattiva, Legge 31 dicembre 2012 n. 247, art. 10 (informazioni sull'esercizio della professione)
- Normattiva, Legge 31 dicembre 2012 n. 247, art. 18 (incompatibilità)
- Consiglio nazionale forense, Ricerca avvocati (albo e titolarità dei dati)
- Consiglio nazionale forense, Pareri (Commissione consultiva e quesiti dei Consigli dell'Ordine)
- CNF, sentenza n. 75 del 15 aprile 2021 (prestazioni gratuite o a prezzi simbolici offerte via internet), sito del Codice deontologico del CNF
- CDD di Bologna, decisione n. 63 del 3 ottobre 2019 (pratiche acquisite tramite procacciatore d'affari), sito del Codice deontologico del CNF
- Garante privacy, Regolamento (UE) 2016/679 con riferimenti ai considerando (artt. 4, 9, 10, 14, 26, 28)

Alessio D'Aleo
CEO, The Future Law Studio
Fondatore di The Future Law Studio. Aiuta gli studi legali italiani a costruire un sistema di acquisizione clienti misurabile. Ogni guida cita fonti ufficiali e indica la data a cui è aggiornata.
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