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    Come trovare clienti da avvocato: i canali leciti e cosa misurare

    Scritto da Alessio D'Aleo Revisionato da Avv. Claudio Luperto Ottobre 2026 10 min

    Punti chiave dell'articolo

    • ▸I canali che funzionano sono pochi: rete professionale, sito con pagine per area, scheda Google, contenuti, risposta rapida, annunci
    • ▸L'art. 37 del Codice deontologico vieta procacciatori, provvigioni per clienti presentati e offerte personalizzate non richieste
    • ▸Informare è lecito, cercare il singolo cliente per un affare specifico no: la linea passa da chi fa il primo passo
    • ▸Misura poche cose: da dove arriva ogni richiesta, quante diventano incarichi, quanto tempo passa prima della risposta

    Per trovare clienti da avvocato servono due cose insieme: farsi trovare da chi ha già un problema e sta cercando di risolverlo, e farsi ricordare da chi può indicarti a quella persona. Il resto è organizzazione: rispondere in fretta, spiegare con chiarezza cosa fai e quanto costa, sapere da quale canale arriva ogni incarico.

    Il vincolo è il Codice deontologico forense. L'avvocato può informare sulla propria attività, ma non può procurarsi clienti con procacciatori, provvigioni o offerte personalizzate non richieste. In questa guida trovi i canali che restano dentro il perimetro, come usarli e quali numeri guardare per capire se funzionano.

    La risposta breve

    Se hai poco tempo, questi sono i sei canali su cui conviene lavorare.

    1. 1.Rete professionale. Colleghi di altre materie, commercialisti, consulenti del lavoro, notai: chi incontra il tuo cliente ideale prima di te.
    2. 2.Sito con una pagina per ogni area di attività. Chi cerca su Google scrive il problema, non il nome dello studio.
    3. 3.Scheda Google dello studio. È spesso il primo risultato che vede chi cerca un avvocato nella sua città.
    4. 4.Contenuti che rispondono a domande vere. Articoli, post, video brevi: quello che i clienti ti chiedono ogni settimana.
    5. 5.Risposta rapida e preventivo chiaro. Una richiesta lasciata giorni senza risposta è spesso un incarico andato a un altro.
    6. 6.Google Ads. Utile quando le altre basi sono a posto e hai un'area con domanda locale misurabile.

    Nessuno di questi canali garantisce un numero di incarichi. Insieme, però, coprono i due momenti in cui un cliente sceglie un avvocato: quando chiede un nome a qualcuno di cui si fida e quando cerca da solo.

    Cosa vieta la deontologia

    Prima dei canali, i confini. La norma di riferimento è l'articolo 37 del Codice deontologico forense, intitolato divieto di accaparramento di clientela. Prevede cinque divieti, tutti puniti con la censura dal comma 6.

    CommaCosa vietaEsempio concreto
    1Acquisire clienti tramite agenzie o procacciatori, o con modi non conformi a correttezza e decoroUn intermediario che porta clienti allo studio in cambio di una percentuale
    2Offrire o corrispondere provvigioni o altri compensi per la presentazione di un cliente o per ottenere incarichiPagare un collega o un terzo per ogni cliente segnalato
    3Offrire omaggi o prestazioni a terzi, o promettere vantaggi, per ottenere difese o incarichiRegali a chi ti indirizza pratiche
    4Offrire le proprie prestazioni al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago o in luoghi pubbliciVolantinaggio davanti a un ospedale
    5Offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata a una persona determinata per uno specifico affareScrivere alla vittima di un incidente per proporle la causa

    L'avvocato non deve offrire o corrispondere a colleghi o a terzi provvigioni o altri compensi quale corrispettivo per la presentazione di un cliente o per l'ottenimento di incarichi professionali.

    Art. 37, comma 2, Codice deontologico forense

    Accanto all'articolo 37 c'è la regola sull'informazione. L'articolo 10 della legge 31 dicembre 2012 n. 247 consente all'avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività, sull'organizzazione dello studio e sulle specializzazioni e i titoli posseduti, purché trasparente, veritiera, corretta e non comparativa, equivoca, ingannevole, denigratoria o suggestiva. Gli articoli 17 e 35 del Codice deontologico declinano la stessa regola, e li spieghiamo nella guida su pubblicità e codice deontologico.

    La linea che conta: chi fa il primo passo

    Informare il pubblico su cosa fai è lecito con qualunque mezzo. Proporre una prestazione su misura a una persona precisa che non te l'ha chiesta è vietato dal comma 5. Un articolo sul risarcimento da incidente stradale è informazione; un messaggio privato a chi ha appena avuto un incidente è offerta personalizzata non richiesta.

    Il comma 2 tocca anche gli strumenti a pagamento. Pagare uno spazio pubblicitario, un sito o una campagna è un costo di informazione, dovuto a prescindere dagli incarichi. Un compenso legato al singolo cliente procurato rientra invece nel testo della norma. Davanti a un servizio che chiede una percentuale sugli incarichi o un prezzo per ogni cliente acquisito, fermati e chiedi un parere al tuo Consiglio dell'Ordine prima di firmare.

    La rete professionale

    Il canale più antico resta il più affidabile, perché la fiducia arriva già trasferita: il cliente ti contatta perché qualcuno che stima gli ha fatto il tuo nome. Il punto è renderlo un'attività e non un caso.

    • ▸Chi incontra prima di te il tuo cliente. Se ti occupi di diritto del lavoro, il consulente del lavoro e il commercialista dell'azienda. Se fai famiglia, il collega che fa penale o immobiliare, il notaio, il mediatore familiare. Fai la lista per nome, non per categoria.
    • ▸Cosa sai fare, detto in una frase. I colleghi ti indicano quando sanno esattamente per cosa. Avvocato civilista non aiuta nessuno a ricordarti; opposizioni a decreto ingiuntivo per piccole imprese sì.
    • ▸Indica chi è più adatto, quando serve. Mandare il cliente a un collega più competente per una pratica fuori dalla tua materia è un servizio al cliente e costruisce la rete. Non deve diventare uno scambio pattuito: un accordo del tipo io ti mando clienti se tu ne mandi a me si avvicina ai vantaggi promessi per ottenere incarichi del comma 3.
    • ▸Aggiorna chi ti ha indicato. Una riga per dire che hai incontrato la persona, senza dettagli coperti da segreto, chiude il cerchio. Chi non sa che fine ha fatto una segnalazione tende a non rifarla.
    • ▸Formazione e associazioni. Convegni, commissioni dell'Ordine e associazioni specialistiche sono il luogo dove i colleghi di altre materie imparano cosa fai.

    Nessun compenso, nessun regalo legato alle segnalazioni, nessuna percentuale: il comma 2 dell'articolo 37 vale verso colleghi e terzi allo stesso modo.

    Un sito con una pagina per area

    Chi ha un problema legale lo cerca con le sue parole: separazione con figli minori, licenziamento per giusta causa, eredità con debiti. Un sito con una sola pagina servizi che elenca dieci materie non risponde a nessuna di queste ricerche. Un sito con una pagina per ogni area in cui lavori davvero sì.

    • ▸Una pagina, un problema. Titolo con le parole del cliente, spiegazione di come si affronta, cosa portare al primo incontro, come si costruisce il preventivo.
    • ▸Le informazioni obbligatorie. L'articolo 35 comma 3 chiede di indicare in ogni caso il titolo professionale, la denominazione dello studio e l'Ordine di appartenenza. Mettili in ogni pagina, di solito nel piè di pagina.
    • ▸Niente promesse. Le informazioni devono fare riferimento alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale, che è di mezzi. Frasi come vinciamo sempre sono fuori dal perimetro.
    • ▸Un modo semplice per contattarti. Telefono cliccabile, modulo breve, orari. Chi scrive dal telefono la sera non compila dodici campi.
    • ▸Privacy in ordine. Il modulo raccoglie dati personali: serve l'informativa, e conviene non chiedere nel modulo dettagli sul caso che non servono per richiamare.

    Le scelte tecniche, dalla struttura delle pagine alla velocità su mobile, le trovi nella pagina sul sito web per avvocati.

    Scheda Google e recensioni

    Quando qualcuno cerca avvocato più il nome della città, Google mostra spesso una mappa con le schede degli studi prima dei siti. La scheda è gratuita e si gestisce dal Profilo dell'attività su Google. Va compilata con lo stesso rigore del sito, perché è informazione al pubblico e vale l'articolo 35.

    • ▸Nome dello studio come compare sulla carta intestata, senza parole chiave aggiunte.
    • ▸Categoria corretta, indirizzo, orari, telefono, link al sito.
    • ▸Descrizione delle aree di attività con le stesse parole delle pagine del sito.
    • ▸Foto reali dello studio e delle persone che ci lavorano.

    Sulle recensioni le regole sono due, e si sommano. Le norme di Google sui contenuti vietano di offrire incentivi, come pagamenti, sconti o servizi gratuiti, in cambio di una recensione, e di fare pressione su chi la scrive. Il Codice deontologico, all'articolo 35 comma 8, vieta di indicare nelle informazioni al pubblico il nome dei propri clienti, anche se questi vi consentono. Quando rispondi a una recensione, quindi, non confermare che chi scrive è un tuo assistito e non entrare nel merito della pratica: vale anche il dovere di segretezza.

    Chiedere a un cliente di lasciare un parere, senza contropartite e senza suggerire cosa scrivere, resta possibile. Il modo più semplice è un messaggio a pratica chiusa con il link alla scheda.

    Contenuti che rispondono a domande vere

    Le domande che ricevi in studio ogni settimana sono le stesse che altre persone scrivono su Google o chiedono a un assistente AI. Rispondere bene in pubblico a quelle domande è informazione lecita e, nel tempo, è un canale che nel tempo può costare poco per ogni richiesta ricevuta.

    1. 1.Tieni per un mese una lista delle domande che i clienti ti fanno al primo contatto.
    2. 2.Scegli le cinque più frequenti nella materia che vuoi sviluppare.
    3. 3.Per ognuna scrivi una risposta completa: cosa dice la norma, come funziona in pratica, quali documenti servono, cosa succede dopo.
    4. 4.Pubblica sul sito e riprendi lo stesso contenuto in forma breve su LinkedIn o nel canale che usi.
    5. 5.Aggiorna quando cambia la norma, con la data dell'aggiornamento in vista.

    Il tono conta quanto il contenuto: l'articolo 35 vieta informazioni suggestive o equivoche, e nessun contenuto deve promettere un esito. Su come costruire una presenza riconoscibile senza scivolare nell'autopromozione trovi una guida al personal branding per avvocati.

    Rispondere presto e bene

    È il canale meno citato e quello dove si perdono più incarichi senza accorgersene. Chi ha un problema legale può contattare più studi e scegliere chi risponde per primo in modo chiaro. Non serve rispondere in un minuto: serve che nessuna richiesta resti senza riscontro.

    • ▸Un punto di raccolta unico. Telefono, email, modulo del sito, messaggi: tutte le richieste finiscono nello stesso elenco, con data e canale di provenienza.
    • ▸Un tempo massimo dichiarato. Per esempio entro il giorno lavorativo successivo. Se non puoi seguire la pratica, dillo subito e, se puoi, indica a chi rivolgersi.
    • ▸Un primo contatto con domande precise. Tre o quattro domande per capire materia, urgenza e documenti disponibili prima dell'appuntamento.
    • ▸Un preventivo scritto e leggibile. È un obbligo dell'articolo 13 comma 5 della legge 247/2012, ed è anche il documento su cui il cliente decide. Come si costruisce lo spieghiamo nella guida sul preventivo dell'avvocato.
    • ▸Un solo richiamo se il cliente sparisce. Un messaggio a una settimana dal preventivo è cortesia; una sequenza insistente no.

    Qui l'articolo 37 comma 5 non è un ostacolo: la richiesta l'ha fatta il cliente, quindi rispondere con una proposta su misura è esattamente il tuo lavoro.

    Gli annunci a pagamento sulla ricerca mostrano lo studio a chi sta cercando proprio in quel momento una certa assistenza in una certa zona. Per l'avvocato lo strumento è neutro: il testo dell'annuncio è informazione al pubblico e segue l'articolo 35, il cui comma 1 si applica quali che siano i mezzi utilizzati.

    Ha senso quando tre condizioni sono vere insieme: la pagina di destinazione parla esattamente del problema cercato, qualcuno risponde alle richieste in giornata, e sai misurare quante richieste diventano incarichi. Senza la terza condizione non puoi capire se la spesa rientra. Negli annunci valgono le stesse regole del sito: niente confronti con altri studi, niente promesse di esito, niente richiami suggestivi. Il CNF, nella sentenza n. 75 del 2021 riportata da Studio Cataldi, ha ritenuto contraria a dignità e decoro la pubblicità che usa il termine gratuito come richiamo per la clientela.

    Struttura delle campagne, budget di prova e scelta delle parole chiave sono nella pagina su Google Ads per avvocati.

    Cosa misurare

    Senza misure ogni canale sembra funzionare, oppure nessuno. Bastano pochi numeri, raccolti con costanza in un foglio o nel gestionale.

    CosaCome si misuraPerché conta
    Provenienza di ogni richiestaUna domanda al primo contatto: come ci ha trovatoDice quale canale porta lavoro e quale solo visite
    Richieste per canale al meseConteggio dall'elenco unico delle richiesteMostra la tendenza, non il singolo mese
    Tempo di prima rispostaOre tra la richiesta e il primo contatto dello studioÈ la leva più semplice da migliorare
    Richieste che diventano incaricoIncarichi conferiti diviso richieste ricevuteSepara un problema di canale da un problema di preventivo
    Valore medio degli incarichi per canaleCompensi preventivati per gli incarichi di quel canaleUn canale con poche richieste può valere di più
    Costo per incaricoSpesa del canale diviso incarichi ottenutiServe solo per i canali a pagamento

    Guarda questi numeri ogni tre mesi, non ogni settimana: i volumi di uno studio sono piccoli e un mese da solo dice poco. Se un canale porta richieste che non diventano mai incarichi, il problema di solito sta nel tipo di richieste che attira o nel passaggio tra primo contatto e preventivo.

    Gli errori che costano di più

    Pagare qualcuno a cliente procurato. Scrivere a persone determinate per proporre una causa che non hanno chiesto. Pubblicare nomi di clienti, anche con il loro consenso. Promettere esiti. Lasciare richieste senza risposta per giorni. Spendere in annunci senza sapere quante richieste diventano incarichi.

    Se vuoi vedere come si mettono insieme questi canali in un piano unico, coerente con la deontologia, trovi il nostro approccio nella pagina sul marketing per avvocati.

    Domande frequenti

    Come trova clienti un avvocato appena iscritto?

    Partendo dalla rete professionale e da una materia precisa: colleghi di altre materie, commercialisti, consulenti che incontrano il cliente prima di lui. Poi un sito con una pagina per area e la scheda Google, che costano poco e lavorano nel tempo.

    L'avvocato può pagare chi gli procura clienti?

    No. L'articolo 37 comma 2 del Codice deontologico forense vieta di offrire o corrispondere a colleghi o terzi provvigioni o altri compensi per la presentazione di un cliente o per ottenere incarichi. La sanzione prevista è la censura.

    Un avvocato può contattare direttamente un potenziale cliente?

    Non per offrirgli una prestazione su misura per un affare specifico, se non è stato lui a chiederla: lo vieta l'articolo 37 comma 5. Informare il pubblico su cosa fai, con sito, contenuti o annunci, è invece consentito.

    L'avvocato può fare pubblicità su Google?

    Sì. La pubblicità informativa è consentita dall'articolo 10 della legge 247/2012 con qualunque mezzo. Il contenuto dell'annuncio deve rispettare l'articolo 35 del Codice deontologico: veritiero, non comparativo, non equivoco né suggestivo.

    Si possono chiedere recensioni ai clienti?

    Si può chiedere un parere senza offrire nulla in cambio e senza suggerire cosa scrivere, mandando la richiesta a tutti i clienti a pratica chiusa e non solo a quelli soddisfatti: le norme di Google vietano gli incentivi e le richieste selettive. Rispondendo, non confermare che chi scrive è un tuo cliente, perché l'articolo 35 comma 8 vieta di indicare i nomi dei clienti anche con il loro consenso.

    Quale canale porta più clienti a uno studio legale?

    Dipende dalla materia e dalla zona, e non esiste un dato valido per tutti. L'unico modo per saperlo nel tuo studio è chiedere a ogni nuovo contatto come ti ha trovato e contare, canale per canale, quante richieste diventano incarichi.

    Fonti

    Alessio D'Aleo

    Alessio D'Aleo

    CEO, The Future Law Studio

    Fondatore di The Future Law Studio. Aiuta gli studi legali italiani a costruire un sistema di acquisizione clienti misurabile. Ogni guida cita fonti ufficiali e indica la data a cui è aggiornata.

    Contenuti giuridici revisionati da Avv. Claudio Luperto

    Redatti con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e sottoposti a revisione editoriale umana, con fonti ufficiali citate e verificate. Contenuto informativo: non sostituisce le indicazioni degli enti né una consulenza sul caso specifico.

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