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    Partita IVA per avvocato: come aprirla e gestirla dal primo giorno

    Scritto da Alessio D'Aleo Revisionato da Avv. Claudio Luperto Luglio 2026 10 min

    Punti chiave dell'articolo

    • L'obbligo scatta quando l'attività diventa abituale, non al primo incarico occasionale
    • Si apre gratis con il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni, con codice ATECO 69.10.10
    • L'iscrizione all'albo comporta l'iscrizione automatica alla Cassa Forense, che è una cosa distinta dalla partita IVA
    • Il contributo integrativo del 4% e la fatturazione elettronica sono obbligatori dal primo giorno, anche in forfettario

    Da neo abilitato la partita IVA serve quando l'attività forense diventa abituale, cioè continuativa e organizzata, non per il singolo incarico occasionale. Si apre gratuitamente all'Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12 entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, indicando il codice ATECO 69.10.10 e il regime fiscale scelto. L'iscrizione alla Cassa Forense è un'altra cosa ancora e segue l'iscrizione all'albo.

    Questa guida mette in fila i passaggi nell'ordine in cui li incontri: quando serve la partita IVA, come si apre, quale regime scegliere, come si incastra con la Cassa Forense e quali adempimenti tornano ogni anno. Gli importi e le aliquote citati sono quelli verificati per il 2025 e il 2026: per il tuo caso concreto il riferimento resta il commercialista.

    Quando scatta davvero l'obbligo

    La partita IVA non serve perché ti sei iscritto all'albo. Serve quando eserciti la professione in modo abituale. La differenza tra prestazione occasionale e attività abituale sta nella continuità e nell'organizzazione: un parere isolato per un conoscente può restare prestazione occasionale con ritenuta d'acconto, ma appena inizi a seguire clienti in modo stabile e organizzato sei nel campo dell'attività professionale abituale e la partita IVA diventa obbligatoria.

    Non esiste una soglia di reddito che fa scattare l'obbligo. Il criterio non è quanto guadagni ma come lavori: è l'abitualità a contare, non l'importo. Per questo la maggior parte dei neo abilitati che vuole davvero fare l'avvocato apre la partita IVA subito, prima ancora di avere clienti, perché l'attività è per sua natura destinata a essere continuativa.

    Occasionale non vuol dire senza limiti

    La prestazione occasionale non è una scorciatoia stabile per lavorare senza partita IVA. È pensata per attività sporadiche e non organizzate. Se superi i 5.000 euro annui di compensi da lavoro autonomo occasionale scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS sulla parte eccedente, e comunque un'attività forense seguita con continuità è per definizione abituale. Usarla come alternativa permanente alla partita IVA è un rischio, non una strategia.

    Come si apre: modello AA9/12 e ATECO

    L'apertura della partita IVA è gratuita e passa dall'Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12, la dichiarazione di inizio attività per le persone fisiche. Va presentato entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. Puoi trasmetterlo da solo con le credenziali dei servizi telematici dell'Agenzia, oppure farlo fare al commercialista, che è la scelta più comune perché in quel momento si decide anche il regime fiscale e la partita IVA è la base di tutto quello che viene dopo.

    Il codice ATECO dell'attività forense è 69.10.10, che nella classificazione ufficiale corrisponde alle Attività degli studi legali. Dal 1 gennaio 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, con applicazione operativa da parte degli enti a partire dal 1 aprile 2025 come comunicato dall'INPS con la circolare n. 71 del 31 marzo 2025: per l'attività forense il codice 69.10.10 è rimasto valido, quindi per gli avvocati non è cambiato nulla in pratica.

    Nel modello indichi anche il domicilio fiscale, il luogo di esercizio dell'attività e il codice della natura giuridica. Da persona fisica che esercita in forma individuale i dati richiesti sono pochi. Se invece entri in un'associazione professionale o in una società tra avvocati il quadro cambia e va gestito a monte con chi ti segue.

    1. 1.Decidi il regime fiscale (forfettario o ordinario) prima di compilare il modello: si indica in fase di apertura.
    2. 2.Presenta il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, con il codice ATECO 69.10.10.
    3. 3.Comunica la partita IVA e i dati fiscali alla Cassa Forense e verifica la tua posizione contributiva.
    4. 4.Attiva un canale di fatturazione elettronica e un indirizzo PEC, entrambi necessari fin da subito.

    Forfettario o ordinario: come scegliere

    La scelta del regime è la decisione fiscale che pesa di più all'inizio. Le due strade sono il regime forfettario e il regime ordinario. Qui trovi i criteri per orientarti: la scelta definitiva, che dipende dai tuoi numeri e dalle tue spese, va fatta con il commercialista.

    Il regime forfettario è pensato per chi ha ricavi contenuti. La soglia di accesso confermata anche per il 2026 è di 85.000 euro di compensi nell'anno precedente. Il reddito imponibile non si calcola sui costi reali ma applicando ai compensi un coefficiente di redditività, che per l'attività forense (codice 69.10.10) è del 78%: significa che il 22% dei compensi è riconosciuto forfettariamente come spese, senza doverle documentare. Sull'imponibile così ottenuto si paga un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se ricorrono i requisiti delle nuove attività. Il forfettario non addebita l'IVA in fattura e non la versa.

    Il regime ordinario tassa il reddito effettivo (compensi meno costi realmente sostenuti e documentati) con l'IRPEF a scaglioni e le relative addizionali, applica l'IVA in fattura e comporta la liquidazione periodica dell'imposta. È la strada obbligata sopra la soglia degli 85.000 euro, o quando decadono i requisiti del forfettario, e può convenire prima di quella soglia se hai molti costi deducibili.

    AspettoForfettarioOrdinario
    Soglia compensifino a 85.000 euro l'annonessun limite
    Tassazioneimposta sostitutiva 15%, 5% i primi 5 anni se nuova attivitàIRPEF a scaglioni e addizionali
    Base imponibile78% dei compensi (coefficiente), costi non deducibilicompensi meno costi effettivi documentati
    IVAnon applicata e non versataapplicata in fattura e liquidata
    Adatto ainizio attività, pochi costicosti alti o compensi oltre soglia

    Un limite del forfettario da conoscere fin da subito: se nell'anno precedente hai sostenuto spese per lavoro dipendente, collaboratori o compensi a terzi oltre 20.000 euro lordi, il regime non è accessibile. Esistono altre cause di esclusione (per esempio i rapporti di lavoro dipendente prevalenti con lo stesso committente), che è bene verificare caso per caso.

    Partita IVA e Cassa Forense: due cose diverse

    È la confusione più frequente tra i neo abilitati. La partita IVA la apri all'Agenzia delle Entrate ed è la tua posizione fiscale. L'iscrizione alla Cassa Forense è la tua posizione previdenziale e segue una regola diversa: dall'art. 21 della Legge 247/2012 l'iscrizione all'albo comporta l'iscrizione automatica alla Cassa, senza domanda e senza soglia di reddito. Puoi quindi essere iscritto alla Cassa e dovere i contributi minimi anche se non hai ancora aperto la partita IVA.

    Da questo discende una cosa che sorprende chi inizia: i contributi minimi di Cassa Forense sono dovuti a prescindere dal reddito, quindi anche in un primo anno con pochi incassi c'è comunque una contribuzione da versare. Esiste una riduzione alla metà del minimo soggettivo e integrativo per i primi anni di iscrizione se la prima iscrizione decorre da prima dei 35 anni, ma è comunque una somma da mettere in conto. Su iscrizione, contributi e Modello 5 abbiamo una guida dedicata alla Cassa Forense.

    In sintesi: la partita IVA riguarda le imposte e la fatturazione, la Cassa riguarda la previdenza. Sono due binari paralleli, con due enti diversi e due calendari di scadenze diversi, e vanno tenuti entrambi in regola.

    Il contributo integrativo del 4% in fattura

    Il punto di contatto tra fisco e previdenza che devi gestire già dalla prima fattura è il contributo integrativo. È una maggiorazione del 4% che l'art. 31 del Regolamento Unico della Previdenza Forense impone di applicare su tutti i corrispettivi rientranti nel volume d'affari IVA. In fattura si somma al compenso, prima o dopo l'eventuale IVA a seconda della struttura del documento, ed è ripetibile sul cliente: economicamente lo sostiene lui, ma l'obbligo di versarlo alla Cassa resta tuo.

    Due conseguenze pratiche per chi inizia. La prima: il 4% non è un tuo ricavo, è denaro che incassi per conto della Cassa e che dovrai riversare, quindi non va speso. La seconda: si applica anche in regime forfettario, dove si calcola sul compenso lordo. Il contributo integrativo non concorre al reddito professionale e non è soggetto a IRPEF. Il meccanismo di calcolo e versamento, con i minimi e l'autoliquidazione, è spiegato nel dettaglio nella guida alla Cassa Forense.

    Gli adempimenti ricorrenti

    Aperta la partita IVA, la gestione è fatta di adempimenti che tornano ogni anno. Alcuni valgono per tutti, altri solo per chi è in regime ordinario.

    • Fatturazione elettronica: dal 1 gennaio 2024 l'obbligo di emettere fattura elettronica via Sistema di Interscambio vale per tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari, senza più la vecchia soglia di esonero. Serve un software o un canale abilitato.
    • Dichiarazione dei redditi: ogni anno con il modello Redditi Persone Fisiche si dichiarano compensi e si liquidano le imposte. Il forfettario compila il quadro dedicato con l'imposta sostitutiva, l'ordinario applica l'IRPEF sul reddito effettivo.
    • Contributi Cassa Forense: minimi in più rate durante l'anno e autoliquidazione con il Modello 5, con scadenza al 30 settembre per la dichiarazione reddituale.
    • IVA (solo regime ordinario): liquidazioni periodiche, versamenti e dichiarazione IVA annuale. Il forfettario è escluso da questi adempimenti.
    • Comunicazioni e registri contabili secondo il regime: la contabilità del forfettario è semplificata, quella dell'ordinario più articolata.

    La regola di sopravvivenza è tenere separati, mentalmente e possibilmente su conti diversi, il denaro che è tuo da quello che incassi per lo Stato e per la Cassa: l'IVA se sei in ordinario, il contributo integrativo del 4% sempre, e la quota di imposte che maturerà sui compensi. Accantonare mese per mese evita di trovarti scoperto alle scadenze.

    Gli errori dei primi mesi

    Gli sbagli tipici del primo anno non sono di diritto tributario avanzato, sono di gestione. Costano soldi proprio perché sembrano banali.

    • Spendere il 4% e l'IVA. Sono soldi di passaggio: se li tratti come compenso, alle scadenze mancano.
    • Dimenticare che la Cassa va pagata anche a reddito basso. I minimi sono dovuti comunque, e il Modello 5 va inviato entro il 30 settembre anche a reddito zero.
    • Scegliere il regime a caso. Il forfettario conviene a molti neo abilitati per la semplicità e l'aliquota ridotta, ma non a chi ha molti costi o supera la soglia: la scelta va fatta sui numeri, non per sentito dire.
    • Non accantonare per le imposte. Il forfettario nel primo anno non versa acconti sull'attività appena iniziata, ma dall'anno dopo scattano saldo e acconti insieme: senza accantonamento è una stangata.
    • Trascurare PEC e fatturazione elettronica. Senza gli strumenti pronti, la prima fattura si blocca proprio quando arriva il primo cliente.

    La cosa che serve davvero all'inizio

    All'inizio non ti serve una struttura complessa. Ti serve poco e fatto bene: la partita IVA aperta con il regime giusto, la posizione Cassa Forense in regola, la PEC attiva, un canale di fatturazione elettronica funzionante e un commercialista che segua il caso concreto. Il resto si costruisce man mano che arrivano i clienti.

    Domande frequenti

    Quando è obbligatoria la partita IVA per un avvocato?

    Quando l'attività forense diventa abituale, cioè continuativa e organizzata, non per il singolo incarico occasionale. Non conta la soglia di reddito ma il modo in cui lavori. Per questo la maggior parte dei neo abilitati la apre subito, dato che la professione è per natura continuativa.

    Quanto costa aprire la partita IVA da avvocato?

    L'apertura in sé è gratuita: il modello AA9/12 si presenta all'Agenzia delle Entrate senza costi. Le spese vere sono altre e ricorrenti: i contributi Cassa Forense, l'eventuale onorario del commercialista e gli strumenti come PEC e fatturazione elettronica.

    Qual è il codice ATECO dell'avvocato?

    È il 69.10.10, corrispondente alle Attività degli studi legali. Con la nuova classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1 gennaio 2025 e operativa dagli enti dal 1 aprile 2025, per l'attività forense il codice è rimasto lo stesso.

    Un avvocato può stare in regime forfettario?

    Sì, se rispetta i requisiti: compensi entro 85.000 euro l'anno e spese per lavoro dipendente o collaboratori entro 20.000 euro lordi, oltre alle altre cause di esclusione di legge. Il coefficiente di redditività è del 78% e l'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in caso di nuova attività.

    La partita IVA e la Cassa Forense sono la stessa cosa?

    No. La partita IVA è la posizione fiscale, aperta all'Agenzia delle Entrate. La Cassa Forense è la previdenza e l'iscrizione è automatica con l'iscrizione all'albo, a prescindere dalla partita IVA e dal reddito. I contributi minimi sono dovuti anche senza partita IVA.

    Il contributo integrativo del 4% va messo in fattura anche dal forfettario?

    Sì. Il 4% previsto dall'art. 31 del Regolamento Unico della Previdenza Forense si applica in fattura su tutti i corrispettivi, anche in regime forfettario, dove si calcola sul compenso lordo. È ripetibile sul cliente ma l'obbligo di versarlo alla Cassa resta dell'avvocato.

    Fonti

    Alessio D'Aleo

    Alessio D'Aleo

    CEO, The Future Law Studio

    Fondatore di The Future Law Studio. Aiuta gli studi legali italiani a costruire un sistema di acquisizione clienti misurabile. Ogni guida cita fonti ufficiali e viene aggiornata quando la normativa cambia.

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