Punti chiave dell'articolo
- ▸Per l'avvocato il momento impositivo è il pagamento: si fattura quando si incassa, non quando si chiude il fascicolo.
- ▸Il contributo integrativo del 4 per cento entra nella base IVA e resta fuori dalla base della ritenuta.
- ▸Il rimborso forfettario del 15 per cento è compenso. Le anticipazioni ex art. 15 restano fuori da tutto.
- ▸Sulle parcelle soggette a ritenuta lo split payment non si applica, anche quando il cliente è una PA.
La parcella di un avvocato non è una fattura come le altre. Ha un contributo previdenziale da esporre, una ritenuta che a volte si applica e a volte no, spese che entrano nell'imponibile e spese che ne restano fuori, e un cliente che può essere un privato, un'impresa o un tribunale. Sbagliare un passaggio significa un file scartato dal Sistema di Interscambio o un imponibile calcolato male che si ripete su tutte le parcelle dell'anno.
Quando nasce l'obbligo di fatturare
Per le prestazioni di servizi l'operazione si considera effettuata al momento del pagamento del corrispettivo, secondo l'articolo 6 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Non quando l'incarico si chiude, non quando si deposita l'atto, non quando il giudice liquida il compenso. Causa chiusa a marzo e saldo incassato a ottobre: la fattura è di ottobre. E ogni acconto è un momento impositivo autonomo.
Dopo l'incasso, la fattura immediata va emessa entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione, secondo l'articolo 21 dello stesso decreto. Nel campo data del documento va la data del pagamento, non quella di trasmissione del file.
L'avviso di parcella, o proforma, non è una fattura: non passa dal SdI, non entra nella numerazione fiscale, non rende esigibile l'IVA. Chi emette fattura prima di essere pagato lo può fare, ma l'operazione si considera effettuata per l'importo fatturato e l'imposta diventa comunque dovuta.
Un avviso sul medio periodo
Il Testo Unico IVA, decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10, riordina l'intera materia. Su Normattiva gli articoli del DPR 633/1972 citati qui risultano abrogati con effetto dal 1 gennaio 2027. Cambia la numerazione, non la logica: conviene aggiornare i riferimenti nei modelli di studio prima di quella data.
I campi del tracciato che contano
La fattura elettronica è un file XML. Queste sono le voci che negli studi legali generano più scarti e più correzioni.
- ▸TipoDocumento: TD01 per la fattura, TD06 per la parcella, TD04 per la nota di credito, TD05 per la nota di debito.
- ▸RegimeFiscale: RF01 per il regime ordinario, RF19 per il forfettario.
- ▸CodiceDestinatario: sette caratteri per imprese e professionisti, sei per la pubblica amministrazione, sette zeri se si valorizza la PEC o il cliente è un privato, sette X per i clienti esteri.
- ▸DatiCassaPrevidenziale: per l'avvocato il tipo cassa è TC01, con aliquota 4,00, importo del contributo, imponibile su cui è calcolato e aliquota IVA applicata al contributo stesso.
- ▸DatiRitenuta: tipo ritenuta RT01 per le persone fisiche, aliquota 20,00, causale pagamento A per i redditi di lavoro autonomo da arti e professioni.
- ▸DatiBollo: si valorizza quando la fattura è senza IVA e supera 77,47 euro, con bollo virtuale e importo 2,00.
- ▸Natura: obbligatoria ogni volta che l'aliquota IVA è zero. N1 per le somme escluse ex articolo 15, N2.1 per le prestazioni fuori campo per territorialità, N2.2 per il regime forfettario.
- ▸EsigibilitaIVA: I immediata, D differita, S scissione dei pagamenti.
Le specifiche tecniche della fattura ordinaria sono alla versione 1.9.1, in vigore dal 15 maggio 2026 secondo l'Agenzia delle Entrate, mentre il formato FatturaPA verso la pubblica amministrazione è alla versione 1.8.4 dalla stessa data.
La parcella voce per voce
Un incarico tipo: 2.000 euro di compenso, 100 euro di spese di trasferta documentate ma intestate allo studio, 200 euro di contributo unificato anticipato per conto del cliente. Cliente impresa, avvocato in regime ordinario.
| Voce | Importo | In base IVA | In base ritenuta | In base contributo 4% |
|---|---|---|---|---|
| Compenso professionale | 2.000,00 | sì | sì | sì |
| Rimborso forfettario spese generali 15% | 300,00 | sì | sì | sì |
| Spese di trasferta intestate allo studio | 100,00 | sì | sì | sì |
| Contributo integrativo Cassa Forense 4% su 2.400,00 | 96,00 | sì | no | non applicabile |
| Totale imponibile IVA | 2.496,00 | |||
| IVA 22% | 549,12 | |||
| Anticipazioni in nome e per conto ex art. 15 | 200,00 | no | no | no |
| Totale documento | 3.245,12 | |||
| Ritenuta d'acconto 20% su 2.400,00 | meno 480,00 | |||
| Netto a pagare dal cliente | 2.765,12 |
Tre cose da notare. Il rimborso forfettario del 15 per cento è compenso a tutti gli effetti. Il contributo integrativo entra nella base IVA ma resta fuori da quella della ritenuta. Le anticipazioni dell'articolo 15 restano fuori da tutto e si sommano solo al totale documento.
Contributo integrativo, spese e anticipazioni
Il contributo integrativo è una maggiorazione che l'avvocato applica su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d'affari ai fini IVA e versa poi alla Cassa. L'articolo 11 della legge 20 settembre 1980, n. 576 fissa due punti: è ripetibile nei confronti del cliente e va versata alla Cassa indipendentemente dall'effettivo pagamento del debitore. Se il cliente non paga, il contributo resta dovuto.
Lo stesso articolo stabilisce che il contributo non concorre alla formazione del reddito professionale. Da qui la regola operativa: il 4 per cento resta fuori dalla base della ritenuta ed entra invece nella base imponibile IVA insieme al compenso. Non a caso il tracciato XML, nel blocco della cassa previdenziale, chiede l'aliquota IVA applicata al contributo. Esiste poi un contributo integrativo minimo annuo, rideterminato ogni anno: il valore in vigore si legge nella circolare sui contributi di Cassa Forense.
Il rimborso forfettario delle spese generali è previsto dall'articolo 2 del decreto ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, nella misura del 15 per cento del compenso totale della prestazione. Nonostante il nome non è un rimborso spese in senso fiscale: è compenso, quindi sconta IVA e ritenuta ed entra nella base del contributo integrativo.
Le anticipazioni escluse dalla base imponibile sono invece quelle sostenute in nome e per conto del cliente e regolarmente documentate, secondo l'articolo 15 del DPR 633/1972. Il criterio non è la natura della spesa ma l'intestazione del giustificativo.
- ▸Anticipazioni escluse: contributo unificato, marche da bollo, diritti di copia, spese di notifica, imposta di registro, spese vive con documento intestato al cliente.
- ▸Spese imponibili: viaggio, albergo e pasti della trasferta con fattura intestata allo studio, corrieri, banche dati e servizi acquistati dallo studio e riaddebitati.
L'errore che costa di più
Trattare come anticipazione una spesa intestata allo studio. Quella somma esce insieme dall'imponibile IVA, dalla base della ritenuta e dalla base del contributo integrativo: un solo errore si moltiplica per tre e si ripete su ogni parcella finché non lo si corregge.
Ritenuta d'acconto: quando si applica
La ritenuta sui compensi di lavoro autonomo è del 20 per cento a titolo di acconto, secondo l'articolo 25 del DPR 29 settembre 1973, n. 600. Non la applica l'avvocato: la trattiene il cliente quando è sostituto d'imposta e la versa all'erario per conto del professionista.
Si applica quindi con imprese, altri professionisti, società, enti non commerciali, condomini e pubbliche amministrazioni. Non si applica con il privato consumatore, che non è sostituto d'imposta, né con il soggetto non residente privo di stabile organizzazione in Italia.
La base è compenso più rimborso forfettario del 15 per cento più spese imponibili riaddebitate. Restano fuori contributo integrativo e anticipazioni: nell'esempio della tabella la ritenuta è il 20 per cento di 2.400 euro, non di 2.496. Il cliente la certifica poi nella Certificazione Unica.
Fattura alla PA e split payment
Verso la pubblica amministrazione il file va indirizzato al codice univoco ufficio a sei caratteri, che si trova nell'Indice dei domicili digitali della pubblica amministrazione. Un codice errato o riferito a un ufficio non più attivo è tra le cause di scarto più frequenti. Vanno riportati anche CIG e CUP quando previsti: senza, l'ufficio non può liquidare la fattura.
Lo split payment, disciplinato dall'articolo 17-ter del DPR 633/1972, impone alla PA di versare l'IVA direttamente all'erario invece che al fornitore. Per i professionisti c'è però un'esclusione: l'articolo 12 del decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, il decreto dignità, ha escluso dalla scissione le prestazioni i cui compensi sono soggetti a ritenuta alla fonte, per le fatture emesse dal 15 luglio 2018.
Tradotto: la parcella dell'avvocato che subisce la ritenuta del 20 per cento non va in split payment. L'esigibilità non è S, l'IVA la incassa lo studio e la versa normalmente. Quando invece il compenso non subisce ritenuta, per esempio con strutture societarie fuori dal perimetro dell'articolo 25, la scissione torna applicabile: da verificare con il commercialista prima di impostare il gestionale.
Quanto alla durata del meccanismo, il Ministero dell'economia e delle finanze con il comunicato stampa n. 77 del 30 giugno 2026 ha confermato che lo split payment continua senza soluzione di continuità anche dopo il 30 giugno 2026 e che la misura è destinata a valere fino al 30 giugno 2029.
Gratuito patrocinio
Nel patrocinio a spese dello Stato il compenso lo liquida il giudice con decreto di pagamento, secondo l'articolo 82 del DPR 30 maggio 2002, n. 115. E gli importi spettanti al difensore sono ridotti di un terzo per effetto dell'articolo 106-bis dello stesso testo unico.
Gli importi spettanti al difensore, all'ausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e all'investigatore privato autorizzato sono ridotti di un terzo.
Art. 106-bis, DPR 115/2002
Il decreto di pagamento non è il momento impositivo: vale la regola generale, si fattura quando si incassa. Molti studi emettono la fattura appena ricevuto il decreto e restano con l'IVA anticipata per mesi. La fattura si intesta all'amministrazione che eroga il pagamento, con il codice univoco ufficio e il riferimento al decreto. Il contributo integrativo si applica come sempre e la ritenuta la opera l'amministrazione, motivo per cui lo split payment non si applica.
Clienti esteri
Le prestazioni legali rese a un soggetto passivo stabilito in un altro Paese sono fuori campo IVA in Italia per difetto del presupposto territoriale, secondo l'articolo 7-ter del DPR 633/1972. La fattura si emette comunque, con natura N2.1 e senza imposta.
- ▸Soggetto passivo stabilito nell'Unione europea: dicitura inversione contabile, l'imposta la assolve il cliente nel suo Paese.
- ▸Soggetto passivo extra UE: dicitura operazione non soggetta.
- ▸Privato residente fuori dall'Unione: le prestazioni di consulenza legale rientrano tra quelle dell'articolo 7-septies e restano fuori campo in Italia.
- ▸Privato residente in un altro Paese dell'Unione: si applica l'IVA italiana come per un cliente interno.
Il codice destinatario è composto da sette X e il file va comunque trasmesso al SdI: dal 1 luglio 2022 i dati delle operazioni transfrontaliere viaggiano con lo stesso tracciato e hanno sostituito l'esterometro. Il contributo integrativo resta dovuto, perché anche le operazioni non soggette per territorialità rientrano nel volume d'affari. La ritenuta invece non c'è.
Regime forfettario
In regime forfettario la fattura non espone IVA e non subisce ritenuta. Il resto della struttura resta identico: il contributo integrativo non c'entra con il regime fiscale, è un obbligo previdenziale e va addebitato in ogni caso.
- ▸Regime fiscale RF19 nel tracciato, non RF01.
- ▸Nessuna IVA: codice natura N2.2 e dicitura di non applicazione dell'imposta ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
- ▸Nessuna ritenuta d'acconto: in fattura va indicata la dichiarazione che il compenso è assoggettato a imposta sostitutiva.
- ▸Imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro, assolta in modo virtuale e versata alle scadenze trimestrali gestite dal portale Fatture e Corrispettivi.
Sui limiti del regime: la soglia di compensi è 85.000 euro annui, il coefficiente di redditività previsto per le attività professionali è il 78 per cento e l'imposta sostitutiva è il 15 per cento, ridotta al 5 per cento per i primi cinque anni in presenza dei requisiti per le nuove attività.
Scarti del SdI e note di variazione
Il Sistema di Interscambio esegue controlli formali su ogni file e ogni errore è identificato da un codice. Se un controllo non passa il SdI restituisce una ricevuta di scarto e la fattura si considera non emessa: non esiste, non va registrata, non genera IVA. Le cause ricorrenti negli studi legali sono sempre le stesse.
- ▸Codice destinatario inesistente, errato o riferito a un ufficio della PA non più attivo.
- ▸Partita IVA o codice fiscale del cliente formalmente non valido oppure cessato.
- ▸Numero documento già utilizzato nello stesso anno, classico di chi ha fatturato con due software in parallelo.
- ▸Incoerenza tra imponibile, aliquota e imposta, quasi sempre per arrotondamenti gestiti a mano.
- ▸Aliquota IVA a zero senza il codice natura corrispondente, tipico delle righe di anticipazioni e delle fatture forfettarie.
- ▸CIG e CUP mancanti nelle fatture verso la PA quando la normativa sulla tracciabilità li richiede.
Il file va corretto e ritrasmesso. Secondo la prassi dell'Agenzia delle Entrate espressa nella circolare 13/E del 2 luglio 2018, la fattura scartata può essere inviata di nuovo entro cinque giorni dalla notifica di scarto mantenendo data e numero originari, senza tardiva emissione.
Se invece il file è stato consegnato e l'errore emerge dopo, serve una nota di variazione: nota di credito TD04 in diminuzione, nota di debito TD05 in aumento. Per la rettifica di inesattezze della fatturazione l'articolo 26 del DPR 633/1972 fissa un termine di un anno dall'effettuazione dell'operazione.
Conservazione a norma
La fattura elettronica va conservata nel formato XML, non in PDF: la copia di cortesia inviata al cliente non è il documento fiscale. Il periodo è quello ordinario delle scritture contabili, dieci anni dall'ultima registrazione secondo l'articolo 2220 del codice civile, e il processo di conservazione a norma va concluso entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi, secondo il decreto ministeriale 17 giugno 2014.
L'Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione nel portale Fatture e Corrispettivi, ma non si attiva da solo: serve aderire all'accordo di servizio e la conservazione decorre dall'adesione. Uno studio convinto di essere sempre stato coperto può scoprire di non avere in conservazione le fatture dei primi anni.
Prima di toccare i modelli del gestionale
Le regole descritte qui sono generali. Il trattamento della singola parcella dipende dal regime dello studio, dalla forma con cui si esercita la professione, dal tipo di cliente e dal mandato. La verifica va fatta con il proprio commercialista: mezz'ora di lavoro che evita anni di fatture impostate male.
Domande frequenti
Quando deve emettere fattura un avvocato?
Al momento del pagamento del corrispettivo, perché per le prestazioni di servizi è quello il momento in cui l'operazione si considera effettuata ai fini IVA. Dopo l'incasso la fattura immediata va emessa entro dodici giorni.
Il contributo integrativo del 4 per cento va sempre esposto in fattura?
Sì, ed è ripetibile nei confronti del cliente. Va inoltre versato alla Cassa indipendentemente dal fatto che il cliente paghi, come stabilisce l'articolo 11 della legge 576/1980.
La ritenuta d'acconto si calcola anche sul contributo integrativo?
No. Il contributo non concorre alla formazione del reddito professionale, quindi resta fuori dalla base della ritenuta. Il 20 per cento si calcola su compenso, rimborso forfettario del 15 per cento e spese imponibili riaddebitate.
Lo split payment si applica alle parcelle verso la pubblica amministrazione?
Non alle parcelle i cui compensi sono soggetti a ritenuta alla fonte: l'articolo 12 del decreto legge 87/2018 le ha escluse per le fatture emesse dal 15 luglio 2018. Quando il compenso non subisce ritenuta la scissione torna applicabile.
Un avvocato in regime forfettario deve emettere fattura elettronica?
Sì, dal 1 gennaio 2024 l'obbligo riguarda tutti i forfettari senza soglie di esonero. La fattura riporta regime RF19, natura N2.2, nessuna ritenuta e il bollo da 2 euro sopra i 77,47 euro.
Cosa si fa quando il Sistema di Interscambio scarta la fattura?
La fattura si considera non emessa. Va corretto l'errore segnalato dal codice di scarto e ritrasmesso il file: secondo la circolare 13/E del 2018 il reinvio entro cinque giorni consente di mantenere data e numero originari.
Fonti
- Agenzia delle Entrate, area tematica Fatturazione elettronica (specifiche tecniche versione 1.9.1 dal 15 maggio 2026)
- FatturaPA, Sistema di Interscambio, controlli ed errori
- Normattiva, legge 20 settembre 1980 n. 576, articolo 11 (contributo integrativo)
- Normattiva, decreto ministeriale 10 marzo 2014 n. 55, articolo 2 (rimborso spese forfettarie 15 per cento)
- Normattiva, DPR 30 maggio 2002 n. 115, articolo 106-bis (riduzione di un terzo)
- MEF, comunicato stampa n. 77 del 30 giugno 2026, split payment dopo il 30 giugno 2026
- Dipartimento delle Finanze, split payment: applicabilità dopo il 30 giugno 2026
- Normattiva, decreto legislativo 19 gennaio 2026 n. 10, Testo unico IVA
- Cassa Forense, circolari e regolamenti sui contributi

Alessio D'Aleo
CEO, The Future Law Studio
Fondatore di The Future Law Studio. Aiuta gli studi legali italiani a costruire un sistema di acquisizione clienti misurabile. Ogni guida cita fonti ufficiali e viene aggiornata quando la normativa cambia.
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